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PARODONTOLOGIA

CURARE LA PARODONTITE MIGLIORA LA SALUTE ORALE E QUELLA GENERALE

Cos'è la parodontologia

La parodontologia è la branca dell’odontoiatria che si occupa della prevenzione, della diagnosi e della terapia delle patologie che colpiscono il parodonto.
Per parodonto si intende l’insieme dei tessuti duri e molli di supporto dei denti, come la gengiva, il legamento parodontale, il cemento radicolare e l’osso alveolare. Le patologie che più frequentemente colpiscono il parodonto sono la gengivite (infiammazione dei tessuti molli di sostegno) e la parodontite.

La parodontite

La parodontite consiste nella perdita dell’ osso di sostegno dei denti in seguito all’ infiammazione dei tessuti. È una malattia molto diffusa: colpisce il 47% della popolazione adulta ed il 70% dei soggetti sopra i 65 anni. Le sue conseguenze sono importanti in quanto è la maggiore responsabile della perdita di denti in età adulta.
Si tratta di una patologia infiammatoria provocata dai microrganismi della placca batterica. Se non curata, l’infezione procede in profondità: la gengiva si allontana dal dente, creando tasche in cui i batteri si accumulano; il tessuto osseo viene distrutto; i denti perdono supporto e diventano mobili.
La causa diretta della parodontite è legata all’accumulo di placca batterica. Un importantissimo ruolo nel suo sviluppo è rappresentato dalla predisposizione genetica individuale. Esistono poi due fattori di rischio molto importanti rappresentati dal fumo e dal diabete.

Come capire se si soffre di parodontite

La malattia provoca sintomi molto scarsi e quindi può progredire e aggravarsi senza quasi che il paziente se ne accorga. Per questo motivo è fondamentale sottoporsi regolarmente a visite di controllo in modo tale che il dentista possa intervenire tempestivamente. In particolare, non bisogna aspettare che compaiano i sintomi tipici della malattia avanzata (per esempio la mobilità dei denti) per farsi visitare.
I principali segnali che possono fare sospettare la presenza della malattia sono:
gengive che sanguinano spazzolando i denti o mangiando cibi duri
gengive arrossate, gonfie, retratte in tutta la bocca o solo su alcuni denti
È opinione diffusa che contro questa malattia, un tempo chiamata piorrea, vi sia poco da fare e che sia normale esserne affetti se ne hanno sofferto i propri genitori. In realtà i disturbi delle gengive e dell’osso sottostante possono essere prevenuti, in parte curati ma soprattutto controllati: LA PARODONTITE È UNA PATOLOGIA CHE IL DENTISTA ED IL PAZIENTE INSIEME POSSONO GESTIRE.

Cosa si può fare ?

1) - In un soggetto che scopre di essere affetto da parodontite,è necessario in primo luogo avere una mappatura dello stato del parodonto in quel momento. Si eseguono perciò una serie di esami diagnostici strumentali quali:
a. Una serie di lastre endorali di tutti i siti dentali (status radiografico)
b. Una misurazione della profondità delle tasche per ogni singolo dente (sondaggio parodontale). Tali dati non solo serviranno per conoscere con precisione lo stato del paziente ma permetteranno anche di valutare nel futuro l’evoluzione della malattia.
2 - Irrinunciabile, per il successo delle cure, il miglioramento dell'igiene orale ed è fortemente auspicabile l'abbandono di abitudini, come il fumo, che possono ridurre la possibilità di successo delle terapie. L’adesione del paziente al piano di cure stabilito, la sua motivazione, quella che viene chiamata in inglese la “compliance”, sono il presupposto imprescindibile per il miglioramento della salute parodontale.
3 - In un paziente affetto da parodontite la prima fase della terapia consiste nella rimozione della placca e del tartaro dalle tasche e dalla parte sopragengivale del dente (sedute di scaling). Questa fase chiamata anche “terapia parodontale non chirurgica” viene generalmente fatta in anestesia locale, suddividendo la bocca in settori trattati separatamente.
4 - Passato all’incirca un mese dalla fine della “terapia non chirurgica” si rilevano nuovamente i sondaggi delle tasche. Durante questa “rivalutazione” la persistenza di sondaggi patologici potrà indirizzare le ulteriori fasi della terapia.
5 - Le soluzioni che possono venire adottate, in questa eventuale seconda fase di terapia, prevedono anche interventi chirurgici, che hanno come scopo un ulteriore miglioramento delle condizioni cliniche (riduzione del sondaggio).
6 - Dopo aver affrontato la fase attiva del trattamento, è fondamentale che il soggetto affetto da parodontite segua un protocollo di mantenimento dello stato di salute ristabilito. Questo prevederà sedute di profilassi professionale in cui:
a. si valuta lo stato di infiammazione dei tessuti gengivali
b. si misurano le tasche (sondaggi)
c. si eliminano eventuali accumuli di tartaro e placca
d. si eseguono lastre endorali

È importante curarsi?

La salute parodontale porta benefici non solo a livello della bocca ma anche in altri distretti dell’organismo. Studi recenti hanno infatti dimostrato un’associazione tra la parodontite e gravi malattie sistemiche come il diabete, le patologie cardiovascolari ed il parto prematuro, ipotizzando che la parodontite possa predisporre a tali problematiche. Ecco alcune ipotesi che sono state avanzate per spiegare il rapporto fra queste patologie:
a. Rapporto fra Parodontite e diabete: Il rapporto fra queste due patologie si pensa sia bi-direzionale. Il carico infiammatorio globale dell’individuo è condizionato dalla presenza di una parodontite e ciò aggrava il diabete. Il diabete d’altronde è noto essere un fattore di rischio per lo sviluppo della parodontite e peggiora il suo decorso.
b. Rapporto fra Parodontite e malattie cardio-vascolari e fra Parodontite e parto prematuro: Si conosce l’ associazione statistica fra la parodontite e queste patologie. Non si è però ancora certi dell’esistenza di un rapporto causale.
Ecco alcune ipotesi formulate:
1 - L’esistenza di condizioni predisponenti comuni, come il fumo. 2 - Un rapporto causale diretto fra la parodontite ed eventi ischemici vascolari (nella placca ateromatosa sono stati trovati batteri tipici della tasca parodontale) o il parto prematuro.
3 - Una rapporto causale indiretto, laddove le citochine infiammatorie rilasciate dal tessuto parodontale infiammato rappresentano una condizione che favorisce l’ insorgenza delle malattie sistemiche suddette.
Per tali motivi siamo certi che la cura della parodontite non può che migliorare le condizioni di salute generale dell’individuo e contribuire al suo benessere sistemico.

I DENTI DEL GIUDIZIO

I denti del giudizio, o terzi molari, si formano durante l’infanzia e solitamente spuntano tra i 15 e i 25 anni. Se in passato si tendeva a rimuoverli il più presto possibile, al giorno d’oggi i dentisti preferiscono effettuare l’estrazione dei terzi molari solo nei casi in cui questa si renda necessaria. È quindi importante mantenere sotto controllo la crescita dei denti del giudizio, per essere pronti a intervenire nel caso in cui fosse necessario estrarli per evitare che possano causare problemi al resto del cavo orale.

QUANDO È NECESSARIO INTERVENIRE? Se il dente del giudizio erompe regolarmente, allineandosi con il resto della dentatura e senza creare alcun problema al mantenimento di una corretta pulizia e igiene, non è necessario né consigliabile procedere alla sua estrazione. In passato l’avulsione veniva consigliata a prescindere, anche come misura preventiva, al fine di poter intervenire sugli ottavi negli stadi precoci, quando le radici non sono ancora completamente formate e l’estrazione risulta quindi più agevole.

Ora invece l’atteggiamento prevalente in ambito dentistico è maggiormente conservativo, e si preferisce procedere all’avulsione solo quando strettamente necessaria. Ecco i principali casi in cui è necessario intervenire:

1) Quando il dente del giudizio si caria o è interessato da ascessi o cisti. In questi casi è sconsigliato procedere a un’otturazione o una devitalizzazione, anche in considerazione della difficoltà di mantenere un’igiene orale ottimale in una zona così scomoda della bocca. 

2) Quando il dente del giudizio cresce storto. In questo caso gli ottavi possono ostacolare l’igiene dentale ed esporre i denti vicini al rischio di carie, gengiviti e ascessi, o addirittura spingere sugli altri denti e minare un corretto allineamento delle arcate: in alcuni casi, non trovando spazio, gli ottavi possono addirittura crescere in senso orizzontale.

3) Quando il dente è spuntato solo parzialmente. Se lo sviluppo è incompleto, il cavo orale viene esposto al rischio di nascita di focolai batterici o infiammazioni gengivali.

COME AFFRONTARE L’ESTRAZIONE DI UN DENTE DEL GIUDIZIO - Sebbene l’estrazione di un dente del giudizio possa generare ansia in chi si deve sottoporre all’operazione, è bene ricordare che si tratta di un intervento ormai di routine, con un’incidenza di complicazioni estremamente limitata e con un periodo di guarigione molto breve, in genere di 1-3 giorni. L’intervento viene svolto in anestesia locale, dopo aver verificato la posizione delle radici attraverso radiografia panoramica. In alcuni casi, nei giorni precedenti l’intervento, il dentista può prescrivere un antibiotico per prevenire eventuali infezioni.

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